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Il castello di Andraz.

le mura dell'antico maniero

Vivere una fiaba è un sogno che la maggior parte delle volte rimane solo fantasia. Alle volte però i sogni si avverano. Il castello di Andraz infatti sembra uscito direttamente da un racconto di J.R.R. Tolkien e visitarlo vi farà credere di aver superato i confini di un regno fantastico.

Le informazioni pratiche (come arrivare, prenotazioni visite, info e orari) si trovano dettagliatamente riportate nei paragrafi finali di questa pagina.

entrata al castello
L'entrata.


Il castello.

Innalzato su uno sperone di roccia, protetto da alte mura merlate e da una torretta per gli arcieri, nascondeva perfino un passaggio segreto che conduceva al greto del torrente sottostante.

Una visita al castello di Andraz riesce quasi a distorcere lo spazio-tempo e trasportare il visitatore in epoche antiche, medievali, quando il maniero faceva capo ad una complessa cintura di fortificazioni che si snodavano per tutta la Rocca di Pietore.

Dalla sua posizione si poteva infatti traguardare la rocca a sua volta tenuta sotto stretta osservazione da altre fortificazioni. Si veniva a formare così un'articolata fascia di roccaforti che permettevano il totale controllo della strada che da Agordo raggiungeva la Pusteria e delle vie di comunicazione più importanti. A sud c’era quella diretta verso Caprile, Agordo e Belluno; a nord quella che menava a Bressanone, Castel Badia, San Martino in Badia e Valparola.

In età medioevale il castello di Andraz rappresentava un baluardo strategico militare di importanza vitale.

Al proprio interno normalmente dimoravano circa dieci, quindici persone tra servi e soldati ma, se si rendeva necessario, esso garantiva protezione a intere guarnigioni di militari. Nel 1400 la cintura fortificata della Rocca di Pietore costituiva un’importante difesa utilizzata dal Vescovo di Bressanone, investito del compito di limitare e contenere le mire espansionistiche della Repubblica marinara di Venezia.
Prima ancora serviva da difesa contro le invasioni barbariche: l’entroterra dolomitico veneto infatti rappresentava una formidabile fonte di materie prime quali legno e ferro. Il maniero perciò doveva essere ben difeso ed è per questo motivo che esso venne realizzato su piani sovrapposti, sopra il grande masso su cui poggia ancora oggi. L’unico accesso alla rocca era possibile utilizzando una scala esterna in legno che poteva essere isolata attraverso un sistema levatoio. Durante questo assetto i rifornimenti potevano avvenire soltanto usando un apposito argano.

Alla base del castello di Andraz vi era una cinta muraria merlata che ancora oggi si può osservare. Essa aveva una duplice utilità. Esternamente bloccava e rallentava e l’avanzata del nemico mentre internamente proteggeva i legionari.

La sua forma più antica si registra intorno all’anno 1000. Allora essa era molto più piccola e la sua struttura non ricopriva l’intero masso come nelle versioni successive. Le protezioni murarie che lo circondavano erano costruite in pietra e fornivano una struttura difensiva piuttosto rozza. La torretta per gli arcieri era già presente e, poco più in basso (dove attualmente si trova il cortile interno), si trovava un primordiale forno per la fusione del ferro, di epoca successiva al 1178.

il mulinio
L'anitco mulino sulla stradina.


Le origini.

Come già scritto, non è affatto un caso che il castello di Andraz sia stato costruito proprio nel luogo in cui sorge. Il segreto della sua esistenza dimora nel toponimo Andraz. Esso infatti significa, traducendolo dal ladino all’italiano, “antro”, “rifugio”.

Nel versante sud-est del blocco di roccia su cui si erge la roccaforte si trova un’area che da sempre viene chiamata la “galleria”. Essa rappresentava un rifugio per tutte le persone che cercavano sicurezza e protezione.

La galleria del castello di Andraz era originariamente un giaciglio che gli uomini primitivi utilizzavano perché le rocce strapiombanti permettevano una rudimentale e naturale tettoia. Nel corso dell’evoluzione l’uomo, imparando a lavorare la pietra e il ferro, ha costruito strutture nuove attorno alla roccia di Andraz, mantenendo sempre la galleria e finendo per innalzare, nel corso dei secoli, un intero castello.

Antropologicamente quindi si può intuire questa interessantissima identità evolutiva iniziata con i primi cacciatori mesolitici che si riparavano sotto le pareti del piccolo strapiombo piano piano proseguita con la costruzione della prima fortificazione e, successivamente, con l’elevazione del castello che nel corso dei secoli è stato rimaneggiato fino ai nostri giorni.

Nel 1484 infatti venne praticamente ricostruito a causa di un disastroso incendio. Fu allora che l’ingresso venne spostato a ovest, mentre prima si trovava nei pressi della galleria. La torre per arcieri venne trasformata in una piccola cappella con altare. Questo attualmente si trova collocato presso la chiesa del piccolo borgo di Andraz. Col tempo la valle cessò di essere un’area di combattimenti e da difendere, nel 1599 il maniero si poteva ormai considerare prevalentemente una struttura residenziale.

Durante la grande guerra del 1915 - 18 il castello di Andraz fu bombardato dai cannoni austriaci posizionati nel soprastante Col di Lana, quando l’intero territorio si trasformò in uno dei fronti di combattimento più cruenti di tutta la prima guerra mondiale.

Lo stato di abbandono in cui versava la struttura danneggiata ha dato origine a diversi crolli che avrebbero portato il castello di Andraz a scomparire.

Fortunatamente fra il 1986 e il 2002 la Soprintendenza delle Belle Arti ha finalizzato importanti lavori di recupero e restauro che hanno permesso di conservare la fortificazione. L’operazione ora consente a tutti di conoscere e visitare questo importante tesoro storico delle Dolomiti. Un’eccellenza riconosciuta anche dall’UNESCO quale “Patrimonio dell’Umanità”.

Andraz
Un'incredibile vista sul castello e il suo piccolo borgo.


Gli spazi, guida per il visitatore.

La forma del castello di Andraz com’è oggi è conseguente agli interventi di costruzione trecenteschi e della successiva ristrutturazione del 1484. Vediamo, di seguito, i locali restaurati che lo formano.



PARTE ESTERNA.



Cortile, zona Archeologica.

È la zona cui si accede subito dopo il ponticello d’entrata. Qui, durante i lavori di rimozione delle macerie (durante il restauro) è emersa la pavimentazione in pietra e l’acciottolato del cortile interno. Non solo. In questa fase è stata anche portata alla luce l’antica rampa di scale. Fra i rinvenimenti più importanti si ricorda il residuo di un forno fusorio per l’estrazione del ferro dal minerale proveniente dalle miniere del Fursìl (oggi conosciuto anche come Monte Pore) nei pressi di Colle Santa Lucia. Analizzando i reperti si ipotizza che il forno fosse composto da un muro in pietra, una fossa (posta davanti al forno) rivestita con materiale refrattario e cinta su due lati da lastre di pietra su cui era collocata una lastra di lavoro, in pietra anch’essa. Si trattava di un particolare tipo di forno denominato “alla catalana”, molto in uso nel medioevo.

biglietteria
La biglietteria e i pirmi locali.


Galleria.

La galleria rappresenta la parte più antica del complesso fortificato. È formata dallo spiovente del sasso e, sul lato a valle che dà verso il torrente, è protetta da una possente muratura difensiva. Prima della ristrutturazione del 1884 era collegata al cortile interno. In essa si trovava nascosto anche l’antico passaggio segreto che fu utilizzato nel 1350 dal Conte Guadagnino Avoscan per una fuga rocambolesca. Nel 1331 infatti, per motivi puramente economici, i diritti d’uso del maniero (ma non la proprietà) vennero concessi alla nobile famiglia Avoscan dal Vescovo di Bressanone, il proprietario legale. Un accordo che diede il via a cruente lotte fra i due potenti casati e che terminò con l’assedio della roccaforte. I soldati del Vescovo stavano per arrestare il Conte ma egli fuggì alla cattura grazie al passaggio segreto della galleria.

Attualmente la galleria, per motivi di sicurezza, non è percorribile così anche il cortile interno.



Zona archeologica della Chiesa.

È l’area che si trova appena dopo l’entrata, a sinistra della biglietteria, scendendo pochi gradini. Osservando con attenzione si possono notare le diverse trasformazioni che si sono susseguite durante i secoli, dall’epoca medievale fino agli interventi più recenti. Era il luogo in cui anticamente trovavano posto fornaci per la lavorazione del ferro e attività artigiane e che, successivamente, divenne torre per gli arcieri (ora ne rimane solo il basamento).

Con l’intervento del 1484 la torre venne trasformata nell’abside di una piccola chiesa. Il suo altare ligneo è conservato presso la chiesetta del vicino paese di Andraz.



PRIMO PIANO.



Atrio dell’ingresso.

Questa zona prima del 1986, data d’inizio dei restauri, era completamente ricoperta di macerie. Proprio da qui è iniziata la delicata attività di scavo archeologico e recupero della struttura superstite della fortificazione di Andraz.

Ai tecnici saltò subito all’occhio che tutta la struttura muraria si adattava all’andamento dello sperone roccioso su cui poggia, che, sommariamente, è un grande piano inclinato. Non solo. Nell’atrio sono conservate le pedate in legno di una stretta scala quattrocentesca. La parte in pietra della scala invece è da ricondursi ad epoca trecentesca ed essa è ricavata dalla roccia viva, senza aggiunta di altro materiale.

Qui è inoltre possibile osservare anche delle scatole di legno incuneate nella muratura della torre, appena sopra l’ingresso. Esse servivano a far scorrere le funi del levatoio che, issandosi, isolava il castello di Andraz.



Cantina del vino e magazzino al piano di ingresso.

Sono le stanze che si trovano appena dopo l’ingresso, una volta salite le scalette in acciaio che permettono una vista panoramica sulle montagne attorno al castello di Andraz. Esse presentano caratteristiche di rilievo. Sono locali ottenuti in parte scavando la roccia e in parte innalzando una muratura che segue l’andamento del blocco roccioso. La pavimentazione risulta originale, ed è in “battuta di calce”. Si tratta di un antico accorgimento tecnico-costruttivo. L’argilla utilizzata per la pavimentazione veniva legata alla calce per evitare che si spaccasse durante l’asciugatura.

le scalette
Le scalette che portano alle stanze superiori.


Questa pavimentazione cela al proprio interno anche un incavo particolare. Si pensa possa essere una speciale pavimentazione antincendio detta “somassa”. L’intercapedine infatti ospitava diversi materiali quali ghiaia e sabbia. In caso di incendio al piano inferiore, il soffitto in legno sarebbe bruciato e crollato, facendo precipitare il materiale sopra le fiamme sottostanti, indebolendole o spegnendole del tutto.

Questa sala, durante l’anno, è anche adibita a sala espositiva per mostre di quadri e fotografie.



SECONDO PIANO.



Prigione degli uomini.

È una delle stanze più piccole del castello di Andraz, la si nota a sinistra, salendo le scale del locale precedentemente descritto. Originariamente accedere alla segreta era possibile solo attraverso una botola posta sul soffitto. Accorgimento che dava l’impressione ai reclusi di essere quasi sepolti. L’accesso venne modificato durante il restauro del 1884. Sulla parete di sinistra si possono ancora intravvedere il ceppi per incatenare i prigionieri mentre, in corrispondenza della finestra, si trovano i resti della latrina “a caduta”.

In alcuni punti la muratura lascia il posto alla roccia viva affiorante.



Magazzino o prigione delle donne.

La stanza che si raggiunge superando le scalette, dopo la prigione. In origine era uno spazio disimpegnato che permetteva di accedere alla botola. Dopo i restauri del 1184 venne adibito a magazzino e alcuni storici ritengono che poteva anche fungere da prigione per le donne. Vi si accedeva attraverso dei gradini ricavati nella muratura che ancora oggi si possono individuare.



Magazzino delle granaglie.

Questo luogo è facilmente riconoscibile perché al giorno d’oggi è utilizzato come sala proiezione audiovisivi, contributi di approfondimento per i visitatori. Questo locale aveva il compito di conservare le granaglie ed è l’unico ambiente le cui volte quattrocentesche si sono conservate interamente, nonostante i crolli che si sono susseguiti nei secoli. Al suo interno si può notare il riaffiorare del blocco roccioso su cui sorge il castello di Andraz. Essendo quasi completamente conservata è possibile notare la tipologia costruttiva tardo medievale della stanza, dotata di volte a botte e di lunette nei pressi delle aperture.



La segreta.

A destra della sala audio-video.

Essendo la roccaforte una proprietà del Vescovo di Bressanone, ricercatore, umanista, filosofo, matematico e astronomo, si suppone che questo luogo fosse il suo studio privato. Qui egli vi custodiva documenti, carte ufficiali, registri anagrafici e commerciali e i diversi tomi e pergamene utilizzati dal Vescovo per trascrivere le sue osservazioni. L’esistenza di questo locale veniva mantenuta segreta. Esso non veniva mai elencato negli in inventari ufficiali. Dettaglio questo che rivela l’importanza che il Vescovo riservava al suo spazio più intimo e personale. Si sospetta perfino la presenza di una speciale botola per raggiungere le soprastanti camere padronali.

Nel gabinetto segreto del Vescovo è presente una finestra realizzata appositamente per osservare la volta celeste, il movimento del sole e condurre studi astronomici.



TERZO PIANO.



Sala “losa”.

Si tratta di un corridoio, un luogo di disimpegno il cui compito era servire le stanze che si affacciavano ad esso: i soggiorni e le cucine. Per questo motivo era adibito anche a deposito di viveri e di legname.

Essendo il castello di Andraz una fortificazione, era previsto un assetto “blindato” che lo trasformava in una struttura completamente autonoma. Rimuovendo la scalinata esterna con opportuno levatoio infatti risultava impossibile entrare. In questo caso i viveri e tutti i beni necessari al sostentamento raggiungevano i piani superiori attraverso un argano speciale, manovrato nei pressi del cortile interno.

In questa sala perciò si possono vedere i fori in cui veniva alloggiato l’argano per la risalita delle provviste, con diversi meccanismi in legno necessari a far scorrere le funi. Le vettovaglie e i rifornimenti giungevano a un terrazzino presso il quale era possibile smistarli, depositarli o farli arrivare nei diversi alloggi.



Cucine.

Due cucine ben distinte, entrambe dotate di canna fumaria che, ad una certa altezza, collimavano in un unico camino che permetteva la fuoriuscita del fumo dal castello di Andraz.

Le cucine erano le uniche stanze in cui veniva acceso il fuoco. Le pareti della cucina erano molto sottili. In questo modo riuscivano a scaldarsi molto e in fretta, passando il calore nelle stanze residenziali. Queste speciali pareti sottili infatti dividevano la cucina dal soggiorno. Da notare che anche qui si trovava una delle strutture più comuni, presente in ogni abitazione di montagna (anche presso i ceti più poveri): il “larin”. Si trattava di uno spazio rettangolare dotato di canna fumaria soprastante e al cui centro veniva acceso e mantenuto il fuoco. Attorno trovavano alloggio panche in legno così le persone si radunavano assieme.



Le “Stue”.

La “stua” rappresenta il soggiorno principale della casa, il salotto buono che si trovava in tutte le abitazioni delle valli ladine, del Tirolo, del Trentino, del Friuli e nei territori di lingua e tradizione tedesca disseminati lungo le Alpi orientali.

Il locale della “stua” veniva ricoperto di assi di legno in modo da massimizzare il suo isolamento e mantenere tutto il calore possibile. Anche le “stue” del castello di Andraz non facevano eccezione.

Esse erano riscaldate da stufe presenti nella cucina che, attraverso apposite aperture, permettevano la propagazione del calore evitando di invadere con il fumo le stanze del soggiorno. Queste inoltre erano dotate delle finestre più grandi ed erano poste a sud in modo da permettere la maggior irrorazione luminosa possibile durante tutto il giorno in ogni periodo dell’anno.



Camera del capitano.

Adiacente alle cucine, con entrata che dà sulle “stue” (riconoscibile dalla scaletta in acciaio che porta al tetto panoramico) si trova la camera privata del padrone. È l’ultima stanza della struttura. Nella sua porzione nord si può ancora notare la bocca aperta nella muratura che serviva per far passare il calore dal forno della cucina. La stanza conteneva anche un bagno autonomo e personale, appositi vani che ospitavano gli armadi e una ampia finestra che permetteva un’incredibile visuale su tutta la vallata. In essa inoltre è presente la botola che portava alla segreta.



SOTTOTETTO E COPERTURA.



Il sottotetto ospitava una latrina e degli spazi adibiti a deposito di attrezzi, materiali ed equipaggiamenti utilizzati per lavori e manutenzione. Vi si accedeva attraverso una ripida scaletta.

L’intero pavimento era strutturato a “somassa” la quale, essendo questo il piano più alto, era anche la più grande di tutte. Se le fiamme l’avessero raggiunta il crollo dell’ultimo piano avrebbe garantito la fuoruscita di un’enorme quantità di materiale: l’ultima speranza prima della distruzione del tetto.

In ogni costruzione il tetto è l’elemento chiave, quello che fa la differenza tra una struttura che si può ancora recuperare e una da considerarsi perduta. Salvare il tetto avrebbe permesso la ricostruzione repentina in ogni stagione, perché maniscalchi e carpentieri sarebbero riusciti a operare all’interno senza doversi preoccupare di nevicate, piogge o tempeste.

Questo locale era costituito da un telaio ligneo estremamente complesso formato da intrecci di trave di abete ricoperte da diversi strati di tavole in legno (“sandole” o “scandole”).


Attualmente questo spazio è stato ristrutturato e reso percorribile ricoprendolo con un pavimento di vetro e acciaio che permette una vista incredibile. In basso, nella trasparenza del vetro, si vedono i dettagli costruttivi del castello di Andraz mentre tutt’intorno si gode di una vista incredibile sul passo Falzarego, sul monte Sas de Stria e sull’intera valle. L’accesso all’ultimo livello è possibile solamente ai gruppi e alle visite guidate organizzate.



Accesso e altre informazioni.

Accedere al castello di Andraz da Caprile o da Alleghe è relativamente facile sia con mezzi propri che pubblici.

Per raggiungere il castello di Andraz in auto è sufficiente imboccare la strada regionale 203 in direzione del passo Falzarego.

Il bivio che conduce verso il passo Falzarego si trova quasi al termine del centro abitato di Caprile.

Potete vederlo QUI.

Da qui si procede sempre dritti per 15 chilometri circa su strada a tornanti fino al raggiungimento di un ampio parcheggio sulla sinistra.

Potrete trovare la posizione cliccando QUI (collegamento a Google Maps).

Da questo piazzale raggiungere il castello è una questione di 1 chilometro esatto. Lo si può percorrere in macchina e parcheggiare proprio davanti alla fortificazione ma, in caso di bella giornata, si consiglia vivamente di percorrere la stradina a piedi. Si tratta di una viuzza sterrata che passa in mezzo al boschetto di Andraz e si affaccia su torrenti attraversati da ponticelli incrociando l’antico rudere di un mulino ad acqua.

il castello in lontananza
Il castello che sbuca dalla stradina.

Una cornice insomma che, unita all’incredibile panorama, anticipa la meraviglia di intravvedere per la prima volta il castello, che si affaccerà allo sguardo improvvisamente sbucando da una piccola ansa lungo la stradina.

Se invece si preferisce il mezzo pubblico, esso vi condurrà fino al piazzale. Per gli orari consigliamo di verificare quelli messi a disposizione dagli automezzi, dagli autobus o dalle corriere Dolomitibus. La tratta di interesse per raggiungere il castello di Andraz è la Belluno FS – Corvara.

QUI è possibile consultare gli orari per l'andata e il ritorno.

Il link riportano gli orari della stagione 2015-2016. Per orari aggiornati consigliamo di controllare sempre quelli relativi all’anno e alla stagione in corso.

Per tutte le informazioni riguardanti l’azienda Dolomitibus invece, rivolgersi al loro sito Web.


Il castello di Andraz generalmente viene aperto al pubblico da metà giugno fino a fine settembre, con i seguenti orari: tutti i giorni dalle 10:00 alle ore 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00.

Il giorno di chiusura è il lunedì, tranne nel mese di agosto in cui l’accesso al castello è permesso tutti i giorni.

Da fine luglio fino a inizio settembre il castello è aperto con orario continuato che va dalle 10:00 alle 18:00.

Il prezzo da pagare per poter visitare la fortificazione medievale è 5 € per il biglietto intero.

I gruppi che contano un numero minimo di 15 persone, i ragazzi di età compresa tra i 17 e i 19 anni e gli studenti universitari muniti di tesserino invece possono pagare un biglietto ridotto di 3 €.

È inoltre disponibile un'audio-guida al prezzo di 2 € mentre per le visite guidate bisogna aggiungere 3 € al biglietto d'ingresso. Esiste anche un biglietto ridotto per scolaresche: le classi delle scuole di ogni genere grado infatti pagheranno un biglietto del costo di 2 €.

I portatori di handicap e i loro accompagnatori e i bambini fino a sei anni potranno visitare il castello gratuitamente.



Nota Per i portatori di handicap.

Per i portatori di handicap che utilizzano una sedia a rotelle, purtroppo, l’accesso completo al castello e a tutte le sue stanze non è possibile. La struttura si sviluppa verticalmente, i diversi piani sono raggiungibili solo attraverso scalinate abbastanza ripide. Essendo molto strette inoltre non possono essere dotate di monta-scale o simili dispositivi. Non esiste un ascensore per il trasporto di visitatori muniti di carrozzina. Tuttavia essi possono ammirare il castello di Andraz esternamente e anche accedere alle zone di interesse del piano terra.

Ricordiamo che la strada attorno al castello di Andraz è bianca e sterrata, si consiglia perciò di verificare che le carrozzine per disabili possano muoversi agevolmente su un simile terreno.



Riassunto:

Email: info@castellodiandraz.it

Telefono: (+39) 334 334 66 80

Sito web: www.castellodiandraz.it



Periodo di apertura:

Luglio e settembre: aperto il martedì e il giovedì dalle 16.00 alle 19.00

Agosto: aperto tutti i giorni, tranne il sabato dalle 16.00 alle 19.00


Su richiesta è possibile prenotare anche visite fuori dagli orari sopra descritti, l’importante è la presenza di un minimo di 5 persone. Per informazioni e prenotazione:

Ufficio turistico di Arabba

Telefono: (+39) 0436 79130

Email: info@arabba.it

il castello di andraz